Allevamento
Dell'Orgoglio Nero



Specializzato nella selezione del Dobermann di alta genealogia.
Standard elevati. Risultati straordinari. Cani unici al mondo.
 
Di: Alessandro Annaloro & Maria Iolanda Borsato - Sede: Via Cassia Cimina 273 (01036) Nepi (Viterbo) Italia Telefono: 393 9413798 - 391 4965990
 
 
La selezione
 
Selezionare significa costruire nel tempo:  Allevare è relativamente semplice. Selezionare è un’altra cosa. Accoppiare due ottimi Dobermann può produrre ottimi cani. Costruire invece una linea di sangue capace di conservare e trasmettere determinate qualità attraverso le generazioni richiede conoscenza, esperienza, metodo, intuito e, soprattutto, tempo. È su questo principio che abbiamo costruito il nostro lavoro all’Allevamento Dell’Orgoglio Nero. Quando programmiamo un accoppiamento non cerchiamo semplicemente un bel maschio per una bella femmina. Cerchiamo di comprendere cosa rappresentano geneticamente quei due soggetti, da quali famiglie provengono, quali caratteristiche hanno ricevuto e quali hanno dimostrato di saper trasmettere. Perché ciò che vediamo davanti ai nostri occhi è soltanto una parte della storia. Un Dobermann può essere magnifico, vincere esposizioni, possedere una costruzione straordinaria e avvicinarsi moltissimo al nostro ideale. Ma questo non significa necessariamente che sarà capace di riprodurre con continuità le proprie qualità. Un grande cane non è necessariamente un grande riproduttore. Il vero valore di un riproduttore comincia a emergere osservando ciò che lascia dietro di sé: i figli, i nipoti e la continuità con cui determinate caratteristiche attraversano le generazioni. È qui che il pedigree smette di essere semplicemente un elenco di nomi e diventa uno straordinario strumento di selezione.
 
Selezioniamo famiglie, non fotografie: Dietro ogni nome vogliamo conoscere una storia. Vogliamo sapere quali caratteristiche quella famiglia ha trasmesso, quali qualità sono rimaste costanti, quali difetti sono comparsi, quali combinazioni hanno prodotto i risultati migliori e quali scelte, invece, non devono essere ripetute. Per questo ci piace dire che noi selezioniamo famiglie, non fotografie. Una fotografia può impressionare. Un campione può entusiasmare. Un titolo può dare prestigio. Ma la genetica non legge i titoli e non guarda le fotografie. La genetica si manifesta nella progenie. Per questo osserviamo non soltanto il singolo riproduttore, ma genitori, fratelli, sorelle, collaterali, figli e nipoti. Seguiamo le caratteristiche attraverso le generazioni cercando di comprendere quali siano occasionali e quali appartengano realmente al patrimonio genetico di quella famiglia. Ogni cucciolata diventa così una verifica delle scelte precedenti e, contemporaneamente, il punto di partenza per quelle successive. Quando programmiamo una cucciolata non stiamo semplicemente accoppiando due cani: stiamo mettendo in relazione due patrimoni genetici. Ed è proprio la capacità di leggere il risultato di quell’incontro che, con il passare degli anni e delle generazioni, costruisce l’esperienza di un allevatore. Non cerchiamo l’eccezione. Cerchiamo la continuità. Produrre occasionalmente un soggetto straordinario può accadere. Molto più difficile è riuscire a riprodurre la qualità nel tempo. Quando una determinata caratteristica compare in un solo cane può rappresentare un risultato eccezionale. Quando invece la ritroviamo nei fratelli, nei figli, nei nipoti e nelle generazioni successive, quella caratteristica comincia a diventare patrimonio della linea. Non vogliamo produrre un grande Dobermann ogni tanto. Vogliamo aumentare, generazione dopo generazione, la possibilità di ottenere soggetti sempre più vicini al nostro ideale.
 
Non selezioniamo un carattere. Selezioniamo il Dobermann. La selezione comporta una responsabilità fondamentale: scegliere. Non tutto ciò che nasce deve necessariamente diventare un riproduttore. Bisogna essere capaci di osservare i propri cani con obiettività, senza innamorarsi dei propri risultati al punto da non riuscire più a riconoscerne i limiti. Conservare ciò che migliora la linea, correggere ciò che può essere migliorato e avere la determinazione di non proseguire ciò che ci allontana dal nostro progetto. Perché senza scelta non esiste selezione. Il nostro lavoro non è rivolto a una singola caratteristica. Bellezza senza carattere non ci interessa. Potenza senza eleganza non rappresenta il nostro ideale. Eleganza senza sostanza non è sufficiente. Cerchiamo qualcosa di molto più complesso: l’equilibrio dell’insieme. Morfologia, movimento, struttura, temperamento, equilibrio, coraggio, salute, longevità e funzionalità devono essere considerate insieme. Esasperare una singola caratteristica sacrificandone altre non significa migliorare una razza. Il nostro obiettivo rimane sempre il Dobermann nella sua interezza. Negli anni abbiamo costruito un’immagine molto precisa del cane che vogliamo allevare: elegante e potente, atletico, asciutto, muscoloso, armonico nelle proporzioni e immediatamente riconoscibile. Un cane capace di attirare lo sguardo senza bisogno di esasperazioni. Ma soprattutto vogliamo un Dobermann che sia Dobermann anche dentro. Sicuro, coraggioso, equilibrato, intelligente, vigile, disponibile al lavoro e profondamente legato alla propria famiglia. Non vogliamo reinventare questa razza. Vogliamo preservarne l’identità e portare al massimo le qualità che la rendono unica.
 
Generazione dopo generazione: Ogni generazione deve insegnarci qualcosa. Confrontiamo ciò che abbiamo ottenuto con ciò che avevamo progettato. Osserviamo quello che siamo riusciti a migliorare, quello che abbiamo consolidato e ciò che deve ancora essere corretto. Se una caratteristica è diventata stabile, cerchiamo di conservarla. Se qualcosa può essere migliorato, torniamo a lavorarci. È un percorso che non termina con una vittoria in esposizione e nemmeno con la nascita di un soggetto eccezionale. Perché alla favola del cane perfetto non abbiamo mai creduto. Se pensassimo di averlo già ottenuto, probabilmente avremmo smesso di selezionare molto tempo fa. Dopo anni e generazioni di lavoro, però, esiste un risultato che per un allevatore può avere un valore persino superiore a una coppa o a un titolo. Guardare un Dobermann senza conoscerne il nome e pensare: “Quel cane potrebbe essere un Orgoglio Nero.” Riconoscerlo in una testa, in un’espressione, nella costruzione, nel movimento, nel temperamento. Ritrovare qualcosa che attraversa padri, madri, figli e nipoti fino a diventare riconoscibile. Quando questo accade non stiamo più parlando soltanto di singoli cani. Stiamo parlando di una linea di sangue. E quando quella linea diventa riconoscibile, generazione dopo generazione, quella diventa la firma di un allevamento.
 
Dell’Orgoglio Nero: Non alleviamo per seguire il Dobermann di oggi. Selezioniamo il Dobermann che vogliamo lasciare domani.

Alessandro Annaloro
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